Leggendo. Correndo. Leggendo di corsa. Insomma, avete capito.

Da quando ho 5 anni, circa, divoro libri.

Un po’ come con i chilometri sull’asfalto quando corro (ok, licenza poetica di auto celebrazione che ogni tanto ci vuole). E non ne ho mai abbastanza: più corro e faccio chilometri, più compro libri.

Giocoforza per 2 anni ho fatto la… (rullo di tamburi, occhio di bue, sìori e sìore…) “libraia”! Perciò qualsiasi posto dove ho abitato (finora almeno 9 traslochi, in 5 anni) è stato sempre invaso dai libri. Di solito le prime due cose che porto nelle mie nuove case sono:

  • scarpe da corsa
  • libri (toh!)

Neanche troppo banale e maniacale. Diciamo che se Chatwin nella sua Anatomia dell’irrequitezza, scriveva “casa è un posto dove appendere un cappello”, per me casa è un posto dove appoggiare per terra i libri (in generale non amo molto le librerie) e le scarpe da corsa. Beh, effettivamente capisco che può passare il concetto che io mi senta a casa più o meno dappertutto, e infatti confermo che la mia casa è il mondo. Non in stile clochard, eh? Mi piacciono le comodità, eccome!

Ritornando a bomba, trovo un’altra strana correlazione, tra la corsa e la lettura: adoro leggere di gente che “si muove”. Si sposta, vaga, itinera, viaggia, fa trekking, avventure, ecc ecc.

Sì, forse ci sono rimasta un po’ sotto con i vari Libri della Giungla, Zanna Bianca, Odissea ed Eneide. Ma credo che in realtà faccia parte un po’ dell’indole che è nell’essere umano. Nella volontà di andare verso qualcosa che non conosce, nell’ambizione di arrivare a capire chissà cosa, di raggiungere uno stato che è semplicemente un “di più” di dove si trova.

Perchè Corriamo?Detto questo, l’ultima lettura (terminata) questa settimana, è Perchè corriamo? di Roberto Weber. Considerando che non impazzisco per la saggistica, è un miracolo che questo libretto (collana Vele di Einaudi = già tanto se un libro conta 100 pagine) abbia sortito un potere così forte, da farmi arrivare in fondo.

E mentre leggevo, ho realizzato subito il perchè.

Perchè ho letto di storie, di persone vere, che correvano. Non di eroi, come quelli di cui mi appassionavo da piccola (ehm appassiono, okey?!), ma di perdenti e di future promesse; di atleti “mediolanum”, che non stanno nè avanti, nè indietro; di americani, di russi, e poi di africani che hanno sovvertito le regole; di uomini che a quelle regole non sono voluti stare, barando; di donne che hanno rotto gli schemi con un gesto che è alla base del nostro stare al mondo: correre!

Perchè leggerlo, anche se non ve ne frega una mazza di correre?

Perchè in realtà la corsa a volte è una metafora della fuga (non fisica) o delle fughe in cui ci buttiamo più o meno inconsciamente tutti  i giorni: nei rapporti di coppia, sul lavoro, con i nostri amici… E analizzata con le vicende non solo sulla pista, ma anche fuori, di questi sportivi “comuni”, tocca l’animo. Fa riflettere e reagire (si spera!).

Perchè leggerlo, se siete dei mediamente/super drogati della corsa?

Perchè sempre quei bipedi lì di cui si legge, siete voi. Siamo noi. Che ci alleniamo. Che andiamo a gareggiare. Che ci fissiamo con i tempi, che ci prefissiamo delle mete da raggiungere e non le raggiungiamo. Che gustiamo le medaglie d’oro, di legno, o chiudiamo il cancello dello stadio. E leggere che quei bipedi lì, comunque hanno avuto mille vite e destini diversi,  ci fa sentire tanto orgogliosi di fare uno sport così semplice e “naturale”. Ma soprattutto ci fa sentire “vivi”.

Roberto Weber, “Perchè corriamo?”, Collana Vele, edizione 2007, Einaudi, € 8,00

PS: ovviamente il mio eroe è “Il migliore”: uno sconosciuto italiano, 19enne fumatore di Marlboro e accanito bevitore di birra. Per poco non vinse sul primatista italiano juniores negli anni ’70 sui 1.500m. Come? Non si è mai posto il problema di “arrivare da qualche parte”.  :)

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