Un’impronta 41 su una nuvola. A volte volo.

Finalmente atterrata su un altro pianeta. La Val, Val Badia, Dolomiti. Temperatura 11° stamattina, oggi pomeriggio 20°.

On my cloud

Ore 17.15 diluvia [non poco] goccioloni grossi grossi.

Ore 17.40 mi sto finendo di allacciare le mie scarpe da corsa, le mie fedeli compagne. So che non mi abbandoneranno nonostante il tempo.

Ore 17.46 parto. Giù per una discesa, 300 m circa lungo una strada asfaltata. Arrivo in fondo, senza non pochi problemi di visibilità (portatele voi le lenti a contatto mentre correte con la pioggia in discesa “a randello” come dico io – cioè forte -, e sappiatemi dire).

Arrivo a Pederoa, corro costeggiando il fiume, in direzione contraria alla corrente. Sarà per la sveglia di stanotte alle 3.45, sarà per la temperatura, ma a dire al verità la situation è un po’ freschina.

Non importa. Proseguo. Il solo pensiero di fare un percorso nuovo, in condizioni imperfette, mi gasa un casino :)

Passo velocemente al fondo sterrato, e realizzo di essere dentro a un bosco: sto respirando così profondamente e forte quel profumo di abeti, che mi sembra di sfondarmi le narici. Sto sudando pioggia ed è una senzazione straordinaria. Ma è vero? Cioè sono proprio io che sto correndo? Calma ragazza, ordina i pensieri, che di tempo ce n’è, almeno 1h30′.

2006, l’ultima volta che ho corso in montagna. 2008, incidente, ginocchio ko. Montagna ciao – ciao. 2011, boia a chi molla, ci riprovo: il ginocchio funziona sia in salita che in discesa, anche per 8 ore consecutive e 3.000m di dislivello su e giù.

Cioè lui regolarmente mi manda a fanculo, ma alla fine è un rapporto di amore & odio, come quello di certe coppie alla Sandra & Raimondo.

E ora eccomi qui: credo che il cuore stia bettendo così forte non per lo sforzo, ma per l’emozione. Sempre la stessa, quella di sentirmi viva e libera. Padrona dei miei movimenti. Delle goccioline che alzo con le scarpe davanti a me. Del mio respiro. Di quello che vedono i miei occhi. Se continuo così mi trovano stecchita, gli tocca chiamare Lucarelli per trovare la causa.

Per fortuna una bella salitona in un prato. Prato? Come faccio a trovarmi in mezzo al prato appena tagliato? Cazzo, l’ho fatto di nuovo: ho sbagliato strada, ma boia…!

Vabbè, adotto il passo del mulo e su di ignoranza pura … vedo una stradina su in cima. La raggiungo: si apre la vallata davanti a me. Le cime del Fanes diventano rosa, il sole prepotentemente si riappropia del cielo e io non sono più sull’asfalto. Io sto correndo sopra le nuvole, e sto lasciando la mia firma 41 su una di quelle in cui mi sto tuffando. Questo è uno di quei momenti in cui non spegnere la musica sarebbe un delitto. Ok, OFF.

Fiatone. Ghiaia che schizza via. Goccie che scendono dagli alberi. Il fiume di fianco, le nuvole sotto e io che volo.

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8 thoughts on “Un’impronta 41 su una nuvola. A volte volo.

    • Che dire, la corsa unisce … stati d’animo, emozioni e sensazioni. Ci rendono più simile l’una all’altra: la fatica, è uguale per tutti. Il sudore: idem. Il piacere dei profumi. Anche. Insomma, direi proprio che “CI” piace. Curiosità: era una corsa “stand alone” o corri con regolarità? Un abbracio,
      Anne

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