Correndo al buio

Cos’è successo?

E’ successo che qualche burlone, ha fatto sì che le giornate si accorciassero improvvisamente. O probabilmente la percezione distorta, è stata generata dall’impiegare nuovamente la giornata lavorando.

Insomma, fatto sta che questa settimana, un po’ per stanchezza e pigrizia (sì, posso essere anche io MOLTO pigra), non sono mai andata a correre la mattina presto. Più o meno sono riuscita ad andare quasi sempre con una luce che potrei definire “sufficiente”.

L’altra sera, invece, la vocina maledetta si è affacciata al timpano destro:

“Anne, hai 1 oretta da impiegare correndo e solo degli allunghi alla fine … [ihihihihi – ghigno malefico] … non vorrai mica romperti le palle girando dentro ai Giardini come un pesce rosso, no?”

Istintivamente, giuro, le gambe non erano più pilotabili, mi sono inerpicata su per quello che io chiamo “L’anello corto di San Vittore”. Si esce da una delle porte di Bologna (San Mamolo) e si va sempre diritto, fino a che non si tiene la sinistra in direzione San Vittore (non il carcere, il santuario). Di lì si va su su su …

Ci sono 3 cose che caratterizzano questo percorso: non passa quasi nessuno (fighissimo!), la strada è molto stretta (vabbè, ma a piedi … ) e non è quasi per niente illuminato (che svantaggiata, potevo pensarci prima).
Quindi ho iniziato la mia ascesa in stile Messner, tutta baldanzosa; così carica che ho lanciato anche la sfida a un povero ciclista, che tutt’ora ignoro dove sia finito, visto che pure lui era senza luce. Assicuro che la salita pende talmente tanto, che a piedi è più affrontabile che in bici (credo di aver visto il bianco dei suoi occhi nello sforzo anche standogli dietro).

Arrivata in cima alla salita, ho realizzato che forse era leggermente buio; mi ero goduta i profili del paesaggio, e poi immersa sotto le fronde degli alberi non avevo percepito cosa stava succedendo.

Ho notato qualche lampione acceso. L’unico pollicino (autobus) di linea che passa di lì, mi ha fatto perdere 2 anni di vita, perchè ovviamente essendo sotto i lampioni gialli, gli unici 3 presenti sul mio percorso, non l’ho visto arrivare. In più avevo la musica come al solito a un sobrio volume.

Ripiombata dopo 1 km nell’oscurità degli alberi, mi sentivo a metà tra la sfigatissima protagonista di un film horror, di quelle che scappano da non si sa bene mai cosa in mezzo ai boschi (ma io non urlavo, chè non avevo proprio fiato per farlo) e una hippy-runner, un po’ figlia dei fiori che corre beata in mezzo al nulla.
Ho pensato davvero che qualcuno stesse prolungando il crepuscolo PER ME, perchè non arrivava mai quel buio fittofitto … da “notte” piena. Sentivo l’odore dell’umidità, del legno bagnato e mi sentivo fortunata.

Ho deciso di togliermi anche le cuffie dell’iPod, perchè c’erano un sacco di rumori da ascoltare intorno … grilli, animali che “boh!!!ma che cacchio sono?!?”. Uno di questi “strani” rumori mi ha fatto perdere altri 2 anni di vita, perchè è stato un fruscìo violento alle mie spalle, sulla destra, e ho preferito accelerare che indagare quale fantastica specie vivente fosse. (beh, sì faccio CuordiLeone come genealogia famigliare). Certi lavori è meglio lasciarli fare alla famiglia Angela, che sono tanto bravini.

Ecco, ad un certo punto, ho capito che invece si era fatto un incredibile, reale, fottutissimo buio. Che io stavo letteralmente buttando i piedi a caso sull’asfalto, senza uno straccio di luce nè dalla luna, nè dalle stelle. E ho pensato che ero anche un po’ coglioncella. L’unica mia grande aiutante, è stata la mitica fascia con luce da bici regalatami dalla mia 1° supporter Ilaria, in stile runner newyorkese figherrima, che in realtà finora qui in Italia ho visto solo essere fatta indossare ai cani per le pisciatelle in notturna, e vabbè.

Insomma, arrivata di nuovo ai Giardini, mi sentivo leggermente provata. Oltre che i 4 anni di vita persi, pensavo che ero stata un’incosciente. Che potevo pensarci prima, visto che il calendario e le ore me le hanno insegnate alle elementari. Che però avevo provato una cosa mai fatta prima d’ora, correre al buio su un percorso conosciuto, sperimentando che ti proietta in un’esperienza “introspettiva” della corsa .

Che se magari leggevo l’articolo che qualcuno aveva twittato il giorno stesso, pensavo a prendere su una torcia da testa.

Che sono una bugiarda, perchè sarei andata al buio anche se lo avessi letto prima.

E che se i miei genitori sanno una roba del genere, mi requisiscono le scarpe da corsa e mi amputano una zampa.

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