La gregaria

Mio nonno Nino in vita è sempre stato un appassionato di ciclismo, ed io per quanto gli volessi bene e adorassi stare con lui, per quanto non sopportavo quando si piantava davanti alla tv nei pomeriggi d’estate.

Nessuno poteva muoversi, nessuno poteva parlare. Tutto era fermo per lui: il Giro d’Italia (e qualsiasi gara sulle 2 ruote e pedali che trasmettesse rigorosamente la Rai). Io sentivo solo nomi, che mi porto ancora dietro .. Indurain, Bugno e poi Pantani … Ma giuro, non ho mai capito come funzionasse il ciclismo su strada.

Tutte le volte che qualcuno parlava di “gregario”, “scia”, “Gran Premio della Montagna”, “scalatori”, “maglia rosa” … io odiavo ancora di più quello sport perchè non lo capivo. Cioè non capivo il senso di stare piantati davanti alla tv ore a guardare gente che pedalava. Nella mia mente di bambina doveva esserci solo un momento (il traguardo) in cui c’era un vincitore: quello che tagliava per primo il traguardo (e ora capisco perchè amo tanto la corsa: semplice, lineare, senza tante tappe … ).

Ma alla fine la vita ci riserva sempre delle coincidenze che ci illuminano nei momenti più incredibili.

Domenica a Carpi correvo la mia gara di “allenamento”, la 30km d’Italia, in preparazione della Maratona di Firenze. Sono andata da sola, dopo una serata e una nottata agitatissime a causa di sventure (naturali) e di adrenalina a palla del pregara. Arrivata là, ho riconosciuto qualche volto familiare prima dello partenza, 2 chiacchiere anti-snervo, e poi via! Lo sparo e tutti che cercano il loro posto nella lunga scia.

In vita mia finora non ho mai corso una gara con “qualcuno” dall’inizio alla fine, e un po’ ci ho rinunciato: difficile trovare qualcuno con lo stesso identico mio passo, poca conoscenza dei runner delle zone dove corro …

Domenica qualcosa è cambiato. Dopo 3km, ho individuato una coda mora davanti a me, una ragazza vestita di nero. Non tanto alta, con un buon ritmo. Mi sono messa in scia (sì, esatto come nel ciclismo). Ho resistito all’istinto primordiale che (dannatamente) mi porta a spingere sin dall’inizio e andare, superare.

Così, piano piano, i km sono diventati 5. 10. 12. Ed io sempre lì dietro. Abbiamo iniziato a parlare, perchè non riusciva ad aprire l’acqua, quindi mi sono offerta di aprirgliela. Poi due battute, su tutti gli “umarell” delle zone di Modena che ci guardavano. Qualcuno timidamente urlava un: “forza signorine!” dalla finestra.

Macinando strada, io e Annabella (i nomi naturalmente ce li siamo detti verso il 22° km) ci siamo ritrovate a passare insieme in mezzo ai cadetti dell’Accademia di Modena che ci applaudivano, circa a metà gara (i commenti li censuro, che meglio, vah). Con delle falcate da gazzelle. E lei che terrorizzata ogni tanto guardava il suo Garmin e diceva “stamo ‘ndando tropo forte”.

E io che rispondevo, ignara dell’effettiva velocità: “Vai vai, ci pensiamo dopo se non ne abbiamo…”. E così per diversi chilometri, con una promessa: il traguardo doveva essere tagliato insieme. Quando l’una non avrebbe più tirato sarebbe subentrata l’altra. Mentre correvo, pensavo a un sacco di cose. Ai messaggi di incitamento raccolti sabato da tutti i miei amici runner “virtuali”. E sì, anche a mio nonno che guardava fisso lo schermo mentre quei corridori che io odiavo passavano nelle campagne, come quelle dove mi trovavo io. Ed ho realizzato e capito cosa vuol dire avere o essere una gregaria, nella maniera più naturale possibile: facendolo :) Forse, ho anche intuito cosa c’era che incantava mio nonno a guardare quegli uomini che si mettevano in piedi sui pedali, si alternavano, si voltavano guardinghi indietro…

Poi all’improvviso, si è rotto l’incantesimo: al 26° km mi sono dovuta fermare a causa di problemucci intestinali. Avvisata Annabella che non ce la facevo, a malincuore, l’ho salutata.

E’ stato un buco nero in quelle 2h e mezza. Ho pensato che mai e poi mi sarei fermata lì dov’ero. Sarei arrivata in fondo, comunque, a costo di farla a piedi. Perciò rimessami in strada, non avevo più qualcuno con cui correre, ma un solo obiettivo: tagliare il traguardo con l’unica ragazza con cui finora ero riuscita a disputare una gara. Così, ingranato un passo che non oso immaginare quanto fosse, mi sono messa di impegno per recuperarla.

Posso dire che condividere la gara con Annabella è stato davvero  un grande dono. Perchè solitaria come sono, ho assaporato il gusto e il sostegno di essere in 2. Di essere (o di avere?) una gregaria. Poco importa. L’aver tagliato il traguardo 30” dopo di lei, dopo averla rincorsa per 8km, e poter SALTARE, sì, lo ripeto, SALTARE INSIEME di gioia come 2 pazzoidi dopo 34km a 4’27” di media … ha un valore incalcolabile per me.

Il gregario non vince: ma esulta della stessa gioia del vincitore.

Questo post, e il risultato di questa gara, è dedicato naturalmente a colui che mi ha obbligato a sapere chi fosse Indurain, e i nomi di tutti i ciclisti possibili immaginabili, senza capirne una cippa di quello sport; che mi ha insegnato a fare la pipa e mi ha lasciata scorazzare guidando un Landini ad un’età impronunciabile.

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12 thoughts on “La gregaria

  1. Anch’io da piccola mi son sempre chiesta il senso di stare piantati davanti alla tv ore a guardare gente (a volte drogatissima) che pedalava, fin quando un bel giorno non ho aiutato mio padre al Pc per spiegargli l’uso di Google Earth. E lui: <>
    Ma quale gregari, volate e cadute…il bello è il PANORAMA :DDDD

  2. Anch’io da piccola mi son sempre chiesta il senso di stare piantati davanti alla tv ore a guardare gente (a volte drogatissima) che pedalava, fin quando un bel giorno non ho aiutato mio padre al Pc per spiegargli l’uso di Google Earth. E lui: che bello, sembriamo sull’elicottero che riprende il Giro d’Italia.
    Ma quale gregari, volate e cadute…il bello è il PANORAMA :DDD

    • Come vedi cara, non cancello mai nulla! E cosí il tuo commento è molto interessante :D
      Nn mi ero accorta della differenza perché da mobile non sono proprio visivamente ‘agile’ ;)
      Cmq tuo padre ha riassunto l’utilità di Google Earth in una metafora, un genio!

  3. Simo, tua nonno allora dimostra di essere come tutti i nonni: strepistoso :) Il mio ogni volta che facvo una domanda iniziava a rispondermi e poi a metà faceva: “shhhh” perchè parlando non riusciva a sentire i commenti del cronista. Praticamente si zittiva da solo, ma pensa te … :)

  4. Capita spesso, è vero, di incontrare gente lungo la via di una gara. Ci stai assieme per un po’ poi inevitabilmente ci si separa perchè ognuno segue il suo ritmo. Ad ogni modo capita sempre di scambiar due chiacchiere con qualcuno che non conoscevi, a volte alla partenza, a volte all’arrivo. Altre volte trovi un tuo “gemello” podistico e allora la cosa diventa un bel po’ più interessante come nel tuo caso a Carpi.
    E comunque, 4’27, me cojoni! Complimenti.

    • Eh sí,ho ben presente di gente che mi ha accompagnato per pochi km, e che mi porteró dietro per sempre, come i 2 runner comaschi mia ‘scorta’ personale alla Maratona di Roma. Ma trovare una runner, e poi donna!!! che facesse da gemella…beh, chiederei di averla sempre con me ;)
      Grazie per i complimenti!!! Ora che sei più attivo su Twitter non ci scappi piú, nemmeno se corri!

  5. Bhè, tuo nonno sarà felice di sapere che qualcosa di lui gioisce in te. E magari ti stava guardando da lassù, zittendo qualche anima meno dannatamente sportiva…
    Saluti da un runner qualunque

    • Grazie ‘runner qualunque’ quello che mi hai lasciato passando di qui, di qualunque non ha proprio nulla, anzi…davvero speciale. E sí, assolutamente sono sicura che si esalterebbe a vedere cosa combina sua nipote per la strada senza bici, ma solo con le gambe e i piedi :)

    • Beh, questo incontro in particolare, mi ha fatto capire che le gare si possono fare anche in 2. E alla fine, anche se non arrivi prima dell’altra, sei felice lo stesso. Così è stato per me. Forse la corsa non è poi così solitaria come sembra.

  6. quale magia migliore di due persone che corrono verso un traguardo comune, sono quegli incontri, in gara o allenamento, che aprono una parentesi dove l’incredibile è la sintonia che normalmente nella vita di tutti i giorni fatichiamo a trovare nelle persone che non hanno la nostra passione e il nostro stile di vita.

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