Back to run in black

Dopo una lunga, settimana passata a nuotare, ieri finalmente ho ritirato i miei nuovi “piedi” da mio zio (tecnico ortopedico, da ieri detto “il salvatore”).

Ci conto un sacco sul fatto che mi aiutino, per quanto possibile, a sistemare i miei malandatissimi metatarsi in caduta libera (come ho appreso dalla radiografia ritirata giovedì). Che poi l’ortopedico che mi ha fatto la visita tutto sornione mi ha anche detto: “Ah sssssìsìsìsì, questo è un problema che era notoriamente diffuso tra i militari che facevano lunghe marce”. Ehm, molto bene, ma non è che questo mi aiuti molto a risolverlo ,comunque grazie dottore. Il riferimento storico avrà fatto parte della parcella? Mah.
Chiuso questo simpatico siparietto, stasera sono andata. Ok, lo so mio zio mi aveva detto di fare solo 2km. Ma io dico, daima D-U-E chilometriiii?! ma che distanza è? Cavolo non ero nemmeno incentivata a cambiarmi per provare scarpe, plantari e piedi nuovi per 2 km. Ah, giusto, aggiungo anche abbigliamento invernale nuovo.

Perciò mi sono messa tutta in nero, total black, stile Eva Kant (per la serie: vestiti così solo per fare 2 cose: svaligiare una gioielleria di notte, o finire sotto una macchina correndo di sera). Inseriti i piedi nelle nuove Saucony Progrid Jazz 15 munite di plantari. Ero praticamente pronta ad uscire, se non un leggerissimo blocco.

Ma avete presente la fottutissima paura che viene post infortunio? Ecco. Quella che proprio pensi: e adesso? Cosa succede? E se poi mi riviene male subito dopo che ho fatto 500m? Tragedia.

Ho respirato molto profondamente, ho aperto la porta di casa, e mi sono lanciata fuori, con il mio mantra preferito in testa (daicazzo!). Ho deciso di fare un percorso facile, su e giù da San Luca, avevo bisogno di qualcosa di familiare dove sentirmi a casa.

Volutamente non avevo la musica stasera, cosa che mi capita solo in gara. La concentrazione doveva essere TUTTA dentro i miei piedi, cioè la mia testa doveva usare quelli, non il cervello. Dovevo assaggiare ogni centimetro di asfalto, misurare ogni curva, calibrare ogni passo.

Mentre scendevo giù dagli scalini, mi sono sentita completamente divisa a metà. Vedevo la mia ombra proiettata sul muro che mi sorpassava, di continuo. Era la mia voglia di correre, tenuta a bada e costretta a star a riposo in questi ultimi tempi. Onestamente, ero un po’ preoccupata di perderla, la vedevo andare avanti e scomparire, andare avanti, e scomparire… Poi c’era tutto il resto di me intrappolato nella tuta di Eva Kant: la paura di sentire male, la concentrazione di dove mettevo i piedi, di come li appoggiavo, di cosa sentivo … Un concentrato di razionalità all’ennesima potenza.

Sono arrivata a casa soddisfatta ma titubante: il piede destro è ancora incarognito e i plantari devono essere sistemati in certi punti. Ma sono come Peter Pan, ho visto la mia ombra e so che c’è. Non mi scappa e prima o poi la riprenderò e la legherò ben stretta a me per portarla a spasso per i 42km di Firenze.

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9 thoughts on “Back to run in black

    • Ma certo! Dipende da dove arrivi, cmq mio zio ha messo a posto già i piedi di diversi sportivi, tra cui tennisti, giocatori di calcio e ultramaratoneti. Cmq lui è a Faenza (RA), il negozio si chiama “Sanitaria Faentina”. Se vai scrivimi qui, che ti dò i miei riferimenti e i suoi!

      • taaaac! allora Sanitaria Faentina! ;) Corso Mazzini, chiedi di Ennio e gli dici che ti ha mandato l’Anne! Sono sua nipote. Porta pazienza perchè è un po’ lungo nei tempi … però ti assicuro che i plantari risolvono un bel po’ di problemi legati alla meccanica dell’appoggio (e non è poco)

  1. Allora: i plantari alla SF li feci alla fine degli anni ’80. A quei tempi non ero nemmeno ventenne e non ricordo nemmeno perchè li feci, visto che praticavo tutti gli sport e nessuno, almeno con costanza. Fatto sta che li feci, li portai qualche volta poi, visto che erano una tortura, li cestinai.
    Senza nulla togliere al suo lavoro quello dei plantari è un argomento che non mi convince del tutto: a 40 anni ho come l’idea che il mio fisico trovi i suoi equilibri (anche sbagliati, ma comunque li trovi) e compensi. I plantari stravolgono questi equilibri e, seppure teoricamente correggano certe situazioni, ho paura che la soluzione possa arrecare più danno che beneficio.
    Ovviamente è solo un timore (che, per inciso, se l’esborso economico non fosse un salasso avrei già provato a fugare).
    D’altro canto si potrebbe obiettare che se avessi veramente trovato un equilibrio non dovrei avere certi dolori.
    Insomma: tanti dubbi, nessuna certezza, se non che ‘Houston: abbiamo un problema’.
    Comunque grazie, ci rifletterò, è sempre una possibile soluzione in più a disposizione.
    Buone co(r)se.

    • Ah ma veh te se è piccolo il mondo. Dunque: io odivao i plantari. Come te, me li fecero mettere molti anni fa per correggere un problema. Allora furono vesciche e dolori. I materiali erano quelli che erano, quindi … Li tolsi e buttai tutto.
      Poi 2 anni fa non cmminavo più. E sai perchè? Perchè facevo thai boxe, scalza, come va praticata. Dopo 3 mesi, non riuscivo più nemmeno a scendere dal letto senza piangere. Il metatarso sinistro era in condizioni tragiche. Stop a tutto, 4 mesi di nuoto, ma dovevo pur sempre camminare. Mi feci fare dei plantari molto semplici da portare tutti i giorni, perchè m ipareva davvero l’unica via d’uscita … e mi sono sistemata. Ora mi sta accadendo la stessa cosa nell’altro piede, aiutata da delle scarpe poco adatte che ho usato per fare un lungo …stavolta il plantare è super tecnologico, fatto sul calco del mio piede e domenica sera, appunto, sono riuscita a correre per 45′ (e già è un miracolo). Che dire? In bocca al lupo a te, spero trovi la soluzione più congeniale!!!

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