La maratona di Firenze: il lato oscuro della forza

Ho volutamente aspettato un po’ di giorni, prima di scrivere un post sulla gara che ho praticamente preparato da Marzo ad oggi, e corsa domenica scorsa, 25 Novembre.

Diciamo che a metà settimana, sono riuscita a concretizzare qui su RunLovers una prima reazione, trascrivendo emozioni e sensazioni molto forti, conscia tuttavia di non avergli dato probabilmente il giusto spessore. Oggi invece racconto i retroscena e tutto quello che avreste sempre voluto sapere su … lla maratona  (ma non avete mai osato chiedere).

1. Lo stimolo. Questa Maratona in particolare, è una delle più inoltrate della stagione, fine Novembre. Motivo per cui normalmente ci si fa un bel segno della croce e ci si augura che quel bastardo del meteo non faccia scherzi. Domenica è andata bene, ma rimane un fatto: con il freddo, viene maggiormente lo stimolo di andare alla toilette. E normalmente tale stimolo aumenta incredibilmente prima della gara. Voi avete idea del rapporto

podisti

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cessi

nel raggio di 3-4km dall’area di partenza della seconda maratona più partecipata d’Italia?

No perchè io, a 1 km circa di distanza, ho dovuto aspettare tipo 30′ prima di andare al bagno in un bar. Il chè ti fa andare anche un po’ in sbattimento: “oddio, la borsa da depositare, la griglia da individuare, il riscaldamento, ecc”. Per non parlare del rischio risse da coda al bagno.

Il consiglio di chi l’ha vissuta: vai prima di partire da casa, vai ovunque riesci.

2. Sempre a proposito di meteo: come mi vesto? Bene, io avevo fatto qualche scelta. Tipo assolutamente maglia a maniche lunghe, fascia o visiera, braghette corte. Tutto ok, se non fosse che ho cambiato idea fino a 1 minuto prima di depositare la borsa, ritornando dalla manica corta alla manica lunga. E un po’ il caldo poi l’ho patito. Il vero problema in realtà, si è dimostrato di natura estetica. Avendo adottato una fascia azzurrina in tessuto tecnico per le orecchie, praticamente chiunque mi vedeva, pensava avessi una cuffia da piscina. Evabbè, la prossima volta magari scelgo qualcosa di più stiloso e meno palombaro.

Il consiglio: portatevi tutto l’armadio, e decidete per tempo la mattina stessa in base alle condizioni. Evitate tenute improbabili, tipo le mie.

3. Il panico da partenza. Mi sono ritrovata a fianco di un pacer con su scritto 3h 45′. Il mio obiettivo era di correrla in 3h 15′: da lì è partita l’ansia da gallina in fuga e … ciao. Con il diavolo addosso ho bruciato tutto e tutti, superando i pacer di 3h 15′ e passando alla mezza a 1h 33′. Roba da denuncia. Non lo farò mai più, promesso. O forse sì, perchè non conosco altro modo di correre, quello Run&Furious. Conseguenza: al 32° km sono stata recuperata da chiunque avesse fatto un po’ meno la somara rispetto a me, che sono poi andata a chiudere in 3h16’49” (real time).

Il consiglio: per pensare di andare in progressione, dovete essere un po’ “Upper level”, cioè di quelli che si scostano il ciuffetto dalla fronte con stile. Se siete degli amatori, conviene trovare il ritmo gara e rimanere costanti.

4. La  compagnia. Un tizio che secondo me aveva avuto il mio stesso problema di style (assomigliava anche lui a un palombaro), mi ha chiesto in quanto pensavo di correre al chilometro e che passo volevo tenere. Ora, riflettiamo: ma se vedi che sto correndo disinteressandomi completamente di quello che ho intorno, e indosso un cronometro da 10€ Decathlon, secondo te?

Il consiglio: non fate domande stupide a chi sta correndo per caso con voi una maratona.

5. Il trattamento palla di lardo. Se pensate di essere a livello zero, e non avete più energia; se credete che solo il pubblico delle grandi occasioni vi possa salvare e con i suoi generosi incitamenti vi possa dare quella forza in più per arrivare alla fine; se incrociate lo sguardo di un bambinetto paffuto, da cui vi aspettatete un bel sorriso e … scordatevelo. Ci sarà sempre quel bambino, al 30°km che, nel mezzo della vostra crisi mistica dove già vi vedete tagliare il traguardo e pregare inginocchiati, invece di darvi la sua manina santa e battervi il cinque sorridendo, vi dirà:

“MUOVETEVIIIIIIII! MUOVETEVIIIII TUTTIIIIII! DAIIIIIIIII COSA FATE COSì LENTONIIII, DATEVI UNA MOOOO-SSSSSAAAAAARGHhh!!!”  con tanto di voce che si deforma in quella del tenente di Full Metal Jacket.

Giuro. Il bambino c’era, poco prima del 30° km. E io ho anche pensato di volergli tirare via gli occhiali e pestarglieli con le scarpe da corsa. Ma ero in crisi mistica, e non l’ho fatto.

Il consiglio: non date confidenza ai bambini, a meno che non siano i vostri. Se siete degli accompagnatori e supporter: tenete a bada i vostri figli, o avranno grossi problemi.

6. I dolori. Ecco, per via della suddetta cazzata fatta al punto 3, ho esagerato davvero. Al 35° km ho iniziato ad avere i crampi allo stomaco, benchè avessi mangiato solo 1 banana e bevuto acqua, mentre al 38° km la mia testa correva tipo Mutai, ma ero imprigionata nel corpo di Gambadilegno. E così lo sforzo di quegli ultimi chilometri si sta ripercuotendo lungo tutta questa settimana. Per non parlare del resto di domenica, durante il quale ho passato tutto il pranzo con gli amici venuti a supportarmi, chiedendo scusa perchè dovevo andare in bagno. Diciamo che non sono stata molto di compagnia.

Il consiglio: in generale, non fate cazzate. Non sopravvalutatevi e preparatevi bene. La maratona è la corsa più bella da provare per un runner, ma provarla con saggezza è ancora più indimenticabile.

Lasciatemi perdere, io non faccio parte di quest’ultimo bacino di runner saggi. Però la correrei di nuovo subito.

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13 thoughts on “La maratona di Firenze: il lato oscuro della forza

    • …e alla fine è proprio così. La sofferenza fa parte del sorriso, l’ho capito nel tempo. Ma soprattutto, è prendersi sempre un po’ in giro e non troppo sul serio. Che di cose serie al mondo, ce ne sono già troppe ;)

  1. Divertente leggere il tuo resoconto… soprattutto per l’effetto gallina in fuga che ti porta alla mezza in 1h33′ :) e alla fine saggi consigli direttamente dall’albero dell’esperienza.
    Rezpect!

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