La mezza Maratona di Mordor

Tutto è partito da uno scambio su Twitter:

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Notare che il mio tweet faceva ben capire che dopo la Maratona di Firenze, non ne avevo proprio “mezza” (come si dice da me, intendendo “non ne ho voglia per niente”) di correre un’altra gara prima della fine del 2012.

Poi dopo questo tweet, arriva un’ondata di entusiasmo bolognese e dalla via Emilia “alta”, tra cui dal mio amico aspirante Ironman Matteo, che mi carica, anzi mi stuzzica con le solite frasi “motivational”, del tipo:

“Dai facciamola, è l’ultima gara insieme del 2012!”

La risposta da parte mia, viene tramutata da “devo fare uno stop serio” a “massì dai, andiamoci a fare anche questa, tanto è vicino”.

Il mio entusiasmo nelle settimane successive a quel mio “sì, ok” scende rapidamente più o meno quanto gli indici delle borse dell’ultimo anno …Aggiungendo che nelle settimane post Firenze (e ancora per questa) ho fatto corsette di scarico, con pochi lavori di resistenza. In pratica sempre “gite” da 1h con poche variazioni e qualche nuotata.

Arriva domenica (scorsa) e io di voglia non ne ho di riserva nemmeno sotto ai lacci delle scarpe. Però alla fine ho detto che andavo, e per me la parola data, vale come un giuramento, quindi è deciso: vado.

Meglio non quantificare quanto ho smadonnato quando la sveglia è suonata. E nemmeno provare a riportare i miei pensieri, mentre percorrevo la strada tra casa mia e la macchina parcheggiata, alle ore *SETTEEQUARANTACINQUE* con *-4°* fuori.

Sta di fatto che poi, arrivata sul luogo del delitto, si è aggiunto un paesaggio di partenza non proprio dei più entusiasmanti: palatende e palazzi. Bella roba. Senza contare i due vecchietti della bocciofila che si sono messi a litigare esattamente appena sono entrata (per sbaglio, ovvio) dentro alla sala pista bocce (ma si dice?!?), sulla questione “riscaldamenti accesi” mentre io ignara non riuscivo a spostarmi da una traiettoria di insulti. (di quelli in bolognèsssssè bello carico).

In tutto ciò, almeno, ritrovo Matte e il coach IronFrankie fresco di Iron Man a Cuzumel, perciò almeno l’umore inizia a risalire. Riscaldamento, pronti, partenza via.

Un freddo bestia. Dopo 3 km, avevo dimenticato di avere due pollici opponibili. Praticamente sentivo solo 2 blocchi di ghiaccio in fondo alle braccia (odio i guanti quando corro, ognuno ha i suoi difetti). Dopo 5 km, inizia la prima insidia: ghiaccio truffaldino che mi fa partire un piede (ma non cado, tatttararararara … funambola!). E dopo 7km … Benvenuti a Mordor.

Dopo posso solo dire che ci sono stati 14km di nebbia & umido, umido & nebbia. Di fiato corto e concentrazione per tenere sotto controllo l’intestino: visti i miei ultimi “problemucci” ho fatto la gara a secco, senza bere nè mangiare (probabilmente se chiedavate a un eremita del Kazakistan,  se la stava passando meglio). E poi ogni tanto mi ricordavo che in realtà quella gara, come avevo detto al mio coach Gigi: “Massì, ma la faccio per allenamento!”

E allora: perchè stavo facendo così tanta fatica? Perchè non mollavo, piuttosto che sentire il polmone sfondarsi letteralmente con l’aria fredda? Perchè mi sono accorta che correre nella nebbia ti lascia nel più totale abbandono: non sai dove sei, non sai cosa c’è intorno e quando arriverai. Sai solo che devi correre. Stimolo —> Reazione.

Ora ho capito cosa ha provato Frodo quando è arrivato a Mordor. Ma so anche che le gare a Dicembre le facciamo poi quando di voglia ce n’è un po’ di più, eh?

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