Il profumo della nebbia (una Vigilia come le altre, o forse no)

E’ la Vigilia. Stamattina mi ero già vista proiettata in un’uscita di corsa al sole, ma poi … ma poi i mille “ciappini” dell’ultimo momento mi hanno fatto posticipare nel primo pomeriggio. Poi a metà pomeriggio. E alla fine a stasera, ore 19.00.

Con il sopracciglio alzato dei miei genitori, che ormai sono un po’ rassegnati alle mie abitudini, ho infilato le scarpe e il mio giacchetto Gore tex nuovo, e ho affrontato la pesante nebbia che avvolgeva la città.

Non amo particolarmente correre nella nebbia, perchè mi stordisce e mi fa perdere il senso di ciò che mi circonda. Ma, c’è un MA. La nebbia di stasera aveva un profumo particolare. Anzi, aveva mille profumi, e di ognuno ne ha acuito, pungente, l’odore.

Ho sentito il profumo delle cucine, dove le vere azdore romagnole spadellavano (probabilmente da almeno 10 ore) per preparare la cena della Vigilia dove assolutamente devono fare bella figura con tutti i vari gradi di parentele invitate.

Ho sentito l’odore dei botti, dei petardi, di qualcuno che probabilmente aveva deciso che oltre a Capodanno, anche il Natale andava sottolineato in maniera esplosiva(e mi auguro che si trattasse di persone con NON più di 16 anni). C’era l’odore dei tubi di scappamento, di quelli che avevano appena chiuso bottega e dando giù il pedale a tavoletta, sfrecciavano a tutto gas verso casa.

C’era l’odore della campagna, dell’erba umida, che cercava di penetrare dentro la città, ormai già sommersa da una coltre bianca e inaspettatamente silenziosa. Ho sentito l’odore delle luci, di quelle appese in mezzo alla mia piazza, dove sono passata furtiva e veloce, perchè ero certa che Tommy e Mary Lu a casa erano lì  guardare l’orologio (visto che avevo detto che stavo via solo 50’….)

Sono stata letteralmente assalita dal profumo dei miei stessi indumenti, che arrivata sotto casa e fermata a fare stretching, hanno iniziato a fumare e a sprigionare l’odore del bucato, quello che associo a mia mamma (e devo dire che l’effetto “donna fumante” lo trovo sempre molto scenografico nel freddo dell’inverno ;)). Salendo le scale la scia del profumo della nebbia mi ha seguito; di solito quando entra in casa con me, so che porta quell’euforia che mi accompagna quando torno da una corsa: è un piccolo prezioso dono che chiunque può apprezzare. Ma poi ho aperto la porta.

Ed è arrivato fortissimo, vitale e indispensabile: il profumo di casa mia, della mia famiglia, della cena pronta, di qualcuno che “aspetta te”.

Questo è ciò che conta. Questo è un Buon Natale. Questo è quello che posso augurare a tutti, senza ipocrisie.

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