Se la musica mi scuote

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Come al solito dovrei fare altre 10.000 cose, con priorità altissima, certamente molta di più che scrivere qui.

Chiudere dei documenti di lavoro, rispondere a delle mail di amici, correggere dei compiti di studenti, documentarmi (eventualmente) su quello che succede nel mondo…la lista potrebbe andare avanti per almeno altre 3 righe.

Ma ora m’impongo e mi prendo 20’. Me lo devo. Corro tutto il giorno, non solo metaforicamente parlando.  Inspiro e rivivo questi ultimi giorni, così movimentati e significativi.

Stavolta la corsa, c’entra e non c’entra: è sempre lì, presente in un quarto di massa cerebrale (che pensa alle gare a cui iscriversi, a come stanno andando gli allenamenti, …) che pensa senza fermarsi.

Stavolta però è accompagnata da 2 quarti di massa belli carichi.

Uno è quello che ripensa alla giornata di conferenza sulla leadership con quell’uomo che un uomo che ammiro praticamente da quando sono adolescente, Julio Velasco. Vuoi per i 20 anni di pallavolo a cui ho giocato, vuoi che certi concetti sono validi per gli sportivi IN e FUORI dal campo, vuoi che ha veramente una potenza nell’argomentarti quello che ti spiega, domenica sono rimasta pesantemente “appuntata” da una carica di automotivazione e determinazione non indifferente.

Non mi dilungo troppo, perché ne ho già scritto qui su RunLovers, e mi viene da dire: “Andatevelo a sentire, che male non vi fa”.

Preferisco riprendere  in mano il terzo quarto di emisfero, dove risiede il concerto di Ludovico Einaudi a cui ho assistito ieri sera. Non sono un’esperta né un’appassionata di musica classica. Sono solo un ottimo esempio di come le note e gli strumenti, allenati sapientemente insieme possano produrre il miracolo di farmi andare a un concerto così.

E non che ci sia andata “per caso” … l’ho cercato, inseguito e prenotato con largo anticipo. Io  VOLEVO assistere a una performance di Einaudi. Perché lui è uno dei miei compagni di corse (oh, no, mica lo faccio morire legandomelo alla caviglia, tranquilli): la sua musica deve scomodamente stare nel mio iPod accanto a David Bowie, gli U2, i Ramones, Robbie William, Morgan, Afterhours, Snow Patrols, Arcade Fire, Pink, …. Cioè capite che non è che gli faccia fare una vita facilissima.

Comunque lui ha di diritto un posto privilegiato, tra le tante, “Divenire” è la regina. E’ la canzone che per eccellenza mi ha accompagnato in loop mentale durante le gare più lunghe che ho fatto lo scorso anno (vedi 30km di Carpi e Maratona di Firenze).

Ecco perché ieri sera, trovandomi nel buio del pubblico, la mia tensione era pari a quella di una corsa. Seguivo con un interesse incredibile le schermaglie amorose tra violino e pianoforte, con un ritmo da corsa lenta, per poi piombare a capofitto nel ritmo vibrante delle percussioni, come in una ripetuta fatta con il cuore in gola.

Dentro di me, rivivevo con estrema lucidità alcuni degli attimi più belli di quelle corse in cui lui la sua musica mi ha fatto da compagna fedele, senza mai abbandonarmi. Naturalmente, al suono di Divenire, non ho potuto fare a meno di trattenere lacrime di commozione. Erano le stesse di quando ero arrivata in fondo …  a una corsa lunghissima … e ripensavo a quando mai avrei creduto di potercela fare…

Grazie Ludovico, grazie musica.

PS: il quarto emisfero ovviamente è sempre dedicato a pensare cazzate per tenere su di morale gli altri 3 … che compito ingrato!

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