Una caviglia matta da slogare

Stavolta mi riconosco modestamente, di avere interpretato quello che chiamo “Svantaggio” con la “S” maiuscola. (Termine che mi porto appresso grazie alle mie ex compagne di pallavolo di Milano, che sentitamente ringrazio)

Lo svantaggio non è una condizione di partenza, ma nel mio personalissimo vocabolario contraddistingue sempre una condizione in cui le persone, o la sottoscritta come in questo caso,  riescono a finire. Cioè qualcosa che si creano, fino a potersi definire, a pieno titolo, Svantaggiate. Ecco, io precisamente in questo momento sono una svantaggiata.

Detta in poche parole mi trovo a circa 1 mese e 1 settimana dalla mia prossima maratona (Milano City Marathon, 7 Aprile 2013) con una caviglia per aria, gonfia come la sacca gulare di una fregata in amore e blu come le occhiaie di Mecoledì della Famiglia Addams.

Sì, ma agli sportivi capitano queste cose…. Sai, gli allenamenti, le gare…

Eh appunto. Capita in contesti “normali”. E invece a me no. Io ho pensato bene di farmi male ad un “evento” di lavoro. Ok, ammetto che il mio lavoro è strettamente connesso con il mondo del running; un lavoro che giusto giovedì, quando mi è capitato di indortunarmi, era esattamente 1 mese, e dico UN MESE da quando l’ho iniziato.

Perciò oltre al dispiacere di farsi male in un qualcosa di “banale”, che sicuramente mi sarei potuta risparmiare con un po’ più di attenzione e meno leggerezza, pure la figura di mmmerda.

Detto questo, voglio riconoscre un punto a mio favore, vostro onore. Mai presi nella vita con sìffatta calma e razionalità un infortunio a così poco da una gara importante.

Il giorno dopo al fattaccio, venerdì, mentre aspettavo su una carrozzina congelata (chissà dove le tengono certe attrezzatture negli ospedali, mah) il mio turno, con uno di quei codici del Pronto Soccorso che ti dicono: “Sei una svantaggiata, perchè devi per forza passare di qua ma ti sei fatta male in un modo cretino”, pensavo pacatamente:

“Bene. Cioè bene no. Vediamo … (1,2,3,4, 10, 23, … rapida conta dei gg alla maratona). Dunque, non sono rotta, perchè lo sento. Mi pulsa come un tamburo, ma dai su, poteva andarmi peggio. E mettiamo che in 10 gioni sono sulla strada di nuovo … dai, faccio un po’ di cyclette… ok. Ce l’ho. Sono tranquilla e la prendo con filosofia. A Milano ci arrivo abbastanza preparata.”

Poi mentre sono lì col culo al gelo, in mezzo a una fauna che non descrivo, mi arriva un messaggio del coach. Spiego cosa mi è successo, e mi risponde con un sms: “Sicuramente non incide positivamente sull’allenamento per la maratona”. Mi fa venire un po’ di groppino in gola. E un occhio lucidino. Ma è solo un attimo.

Sarà per le cose che sento accadere intorno a me in questi ultimi mesi, sarà per il libro che sto leggendo o perchè forse veramente ad un certo punto si cresce anche sportivamente parlando, ma sento di aver fatto un passo da gigante nell’approccio agli infortuni e allo sport in generale. E spero di mantenerlo. Mentre curo una caviglia malandata tra una doccia scozzese e un’imprecazione (perchè quelle non sono ancora riuscite ad eliminarle. :) )

PS: Non corredo di foto il post, anche perchè penso che una caviglia come quella descritta sopra, siamo abbastanza d’accordo tutti che faccia schifo, no? Eh, e allora niente foto.

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2 thoughts on “Una caviglia matta da slogare

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