3,2,1: oooohmmmmm. Meditazione.

Da quando non corro (17 giorni, 2h 56′) sono una molla ad alta carica energetica. Non è tutta positiva, ovviamente, anzi … dentro c’è parecchia porcheria (un po’ come dentro alle batterie).

A parte fare le solite cose da nonne di chi si infortuna, quindi piscina, ma senza esagerare, cyclette, ma dolcemente, il giro dell’isolato a piedi per prendere una boccata d’aria ecc, giovedì la mia cara coinqui Giovanna, ha deciso di impiegare il mio sclero in maniera completamente opposta a quello che sono solita fare, invitandomi ad andare a meditare.

Ora, premetto che io NON concepisco di stare ferma, credo di soffrire di qualche forma di iperattività mutevole … che mi attanaglia in qualsiasi posto mi trovi, persino in spiaggia. E’ anche detto “Ballo di San Vito”. Bene, questo per dire che io non è che fossi proprio entusiasta di andare. E idem l’altra nostra compare, Emi, terza coinquilinante.

In più avevo un male bestia alla caviglia da tutto il giorno, perciò l’idea di stare seduta in una stanza, magari con le gambe incrociate, e croce delle croci, pure in silenzio, non è che mi sconquiferasse.

Detto ciò, ci avviamo alla casa del soggetto, indiscusso maestro/prano/etantealtrecosechenonricordo, pronte per affrontare non so bene cosa.

Arriviamo, ambiente che corrisponde alla mia idea di posti dove si fa meditazione, quindi tappetti ovunque, e luci soffuse. Rapido controllo dei chackra, (eh, che quelli so’ importanti!) e via che si comincia.

Ora ero tranquilla perchè la Gio’ mi aveva anticipato che era una meditazione dinamica, e così è stato. Quindi per la prima parte della serata si è visto questo filmino (non porno, eh, non vi fate idee strane), sul pudore visto dagli occhi dei bambini, dopodichè si è discusso tutti insieme, seduti per terra (comodi) sui tappeti parlando di cosa è per noi il pudore. Elemento interessante che la nostra soggetta di avventura, Emi, sia allergica alla polvere per cui il suo contributo a starnuti è stata la parte più corposa della discussione.

E fin qui, tutto bene.

Poi si entra nel vivo. Tutti in cerchio, prendetevi per mano, incrociate le gambe …

Ehm, no.

No, io non ci riesco. Ho un piede azzoppato ecc ecc. Non se ne parla.

Ah ok, allora vedi tu come ti viene meglio.

Allora io, genio del male, cosa penso?! Tiè, una gamba dritta e una piegata. Hahahaha, beccatevi voi tutti che sto più comoda di voi, tiè.

Giù le luci, su la musica (ma sempre molto soft), via di incenso come se fossimo a Woodstock, insomma, inizia questo “viaggio” mentale. Concentrazione totale. Mi rilasso, okay. Una dolorino, lieve. Agli adiuttori e alla schiena. Vabbè. Si va. Bene ti seguo … ok ci sono. Sempre più rilassata. Sempre più acutino però ‘sto dolorino.

Ma nessuno si muove intorno a me. E allora ein, zwei, drei, non sia mai che la meditazione vada in fumo per colpa mia. Ferma immobile. Gamba stecca davanti a me, colonna vertebrale storta come un  ramo di olivo. Avanti.

Il viaggio continua. Inizio a sentire caldo. Tanto caldo. Non capisco se è la mia troppa concentrazione, o è il fatto che sto iniziando a soffrire come un cane. Bella contratta, come un marmo greco. Il mio viaggio ha deviato direzione, sto andando verso l’inferno e non lo so.

Ok, finalmente si “rientra”, si torna indietro.

Lentamente, piano, sentite la luce …

No cazzo, io non sento la luce, io sto tornando come se avessi un cane attaccato al polpaccio, perchè sto soffrendoooooo.

Ok. Luci “on”. Non muovo più le gambe. Giuro. Devo sistemarmele come Clara di Heidi. Non c’è verso che mi rispondano. E con un male assurdo (tra l’altro).

Ah, ma scusa non ti sei appoggiata al mobile dietro?

[merda per teeee, ma dimmelo prima!!!!! Sgrunt] Ehm, no sai, ho visto che voi stavate tutti dritti con la schiena e le gambe incrociate.

vabbè. Mentre si parla dell’esperienza (che comunque mi ha incuriosito) io tento di far riprendere velocemente le gambe. Temo il momento in cui mi dovrò rialzare davanti a tutti. Lazzaro-alzati-e-cammina, ti prego, rimani con me!

Bene, allora possiamo andare. Ciao a tutti.

Aaaahrgh. Ragazzi? Credo che abbiamo un problema. Non riesco più a rialzarmi.

In che senso?

Nel senso che mi si sono contratti gli adiuttori. Non riesco più a tirarmi su. Ho male.

(Segue rapida scena di me, che vengo tirata su a forza di peso, effettivamente come Clara.)

Mi trascino mestamente alla macchina, conscia di essere una donna completamente svantaggiata. Le scarpe non si alzano di più di 4mm da terra.

L’indomani il gesto di mettersi il calzino da in piedi, è pura fantascienza. Ci ho impiegato 3 giorni per poterlo riprendere a fare come una 30enne normodotata.

Provaci ancora, Anne. [e appoggia la schiena, magari]

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