Un tranquillo week end di paura e fiorentina

Dopo 2 mesi, rimettere le scarpe da running in valigia per tornare a casa, è stata davvero la cosa che mi ha fatto rendere conto che qualcosa è cambiato.

Giovedì scorso il fisioterapista mi ha testata per 12′ sul tapis roulant, nella palestra dell’ambulatorio. Il dolore, ovviamente, è stato inevitabile (come dice anche Haruki Murakami, autore de “L’arte di correre”, appunto). La sofferenza invece, spero si sia presa una bella vacanza. che per quest’anno mi sembra di aver già pagato pegno a sufficienza.

In pratica ho avuto un “ok to run” in maniera graduale, anche perchè come dice il fisio: “Tanto è lei, la caviglia, che decide”. Così venerdì mattina con mio GRANDE godimento, mi sono regalata ben 4,5km di corsetta pre-lavoro, dove ho pensato di morire sul ciglio della strada dalla fatica.

Signori, non raccontiamoci cazzate: se si sta fermi 2 mesi, e si corre intensamente (almeno, io lo facevo) e non si è runner di professione (cioè non si ha un team dedicato a farti ripigliare e fai altro lavoro per portare la pagnotta casa, ergo non passi tutto il giorno a trastullarti per rimetterti in sesto), ecco tornare a correre è una maledetta fatica. Ho nuotato e ho fatto tante altre attività per non “perdere” ma non c’è niente da fare, il cuore e i suoi amici polmoni quando li richiami a rapporto son lì che ti fanno “perepèpè” con la manina.

Detto questo, non mollo e non mi lamento, testa bassa e ora si cerca di terminare in maniera decente questo recupero.

Quindi anche ieri vado, tutta pavoneggiante dico ai miei (sempre santi) genitori: “Esco, vado a correre”. Non stavo in me dall’emozione e dalla gioia di godermi qualche altro kilometruccio …

Ignara, mi abbandono alla fatica, al sudore a cose che non mi ricordavo facessero più parte della corsa. Ed è lì ad aspettarmi. Al km 6,5, a 1 km dal termine corsa, un FOTTUTISSIMO MALEDETTISSIMO bucanino. Nel marciapiede. Una di quelle cose che una persona che deambula normalmente manco vede. E io?

Io ovviamente ci vado dentro. Con l’avampiede sinistro, quello gigio. E lui che fa? Si gira. TRAC. Di nuovo. “Merda. Cazzo. Cazzo. Merda.” sono le uniche parole che sono riuscita a sillabare davanti a un vecchietto che evidentemente ha pensato che ce l’avessi con lui (ovviamente ha scossato la testa e se n’è andato).

Il dolore che si irradia come 2 mesi fa. Ma come è possibile? Stupida, stupida e ancora stupida che non sono altro. Testa tra le nuvole.

Chiamo sempre i santi, che mi recuperano ancora in stato di imprecazione furiosa e bocca storta. A casa vado di ghiaccio, arnica, pastiglie, pure il rimedio della Vanna Marchi avrei provato se lo avessi avuto. Perchè già la vedevo davanti a me, la faccia del fisio che mi diceva: “Ah niente, adesso facciamo altri 10gg di laser e poi vediamo”. [“Noooooooooooooooooooooooooooooooooooooolamorteeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee” sarebbe stato l’urlo che si sarebbe propagato da Casalecchio]

Ieri cerco di non pensarci. Gioisco dei successi dei miei amici, Gianmarco che arriva primo italiano alla maratona di Londra, e Matteo che conclude il suo primo mezzo Ironman. Mi sfondo di fiorentina al sangue nel mio ristorante preferito, con mia zia che dice: “I podisti dovrebbero mangiarne sempre una così, una volta alla settimana” (intende una fiorentina da 700gr). Ehm sì, zia, al momento non sono una podista, e comunque così è un po’ tantino, comunque grazie, faccio legna per il futuro, non si sa mai.

Un po’ “mugghio” in realtà. Nel senso che nel tardo pomeriggio mi viene un gran magone. E sento che sto per rimettermi a piangere. Poi penso a Gianmarco che ha finito la maratona non so ancora bene come. (chiedetelo a lui, e capirete). A Matteo e alla sua spossatezza negli ultimi km del tratto di corsa del suo mezzo Iron Man.

E allora mi dico che “menefrego” e “menevado” [cit. di Silvio, sì quello famoso che non corre ma spossa comunque l’animo altrui]. Mi fascio come manco Candy Candy saprebbe fasciare Terence, e mi lancio sotto la pioggerellina, verso i Giardini Margherita. Scruto ogni passo. Non voglio farmi male e mi regalo 40′ di corsa.

Torno sana e salva a casa. Domani è un altro giorno, e si ricomincia.

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15 thoughts on “Un tranquillo week end di paura e fiorentina

  1. Anne, ma io non ti dico di smettere di sognare…

    soprattutto ora dopo due mesi di fermo, a ritrovare finalmente la possibilità di correre…(che per te, quando ne parli, si sente sempre di quanto sia un’esigenza primaria, al pari di respirare e bere ^_^) credo pure io che sia impossibile tenerti sulla terra, e non lasciarti volare sulla luna.

    Ma la luna per definizione è piena di crateri…
    ergo…
    se sei già sulla luna….sognante… inutile alzare pure gli occhi per vederla..
    CE L’HAI SOTTO I PIEDI!!! eheheheheeh ;)

  2. Buone buonissime notizie, pare …no ?
    Ecco, magari guardare dove metti i piedi non sarebbe male, pazzarella!
    E so bene cosa dicono i polmoni e il cuore, quando ricominci a correre dopo uno stop: NUN CE LA FANNO!!! io 5 mesi, con 10 anni e rotti + di te, ai primi 3.5 km fatti post-fascite/sperone quasi muoio a 50m da casa
    Peró tranquilla, che con 1 mesetto senza fare cavolate, quasi come nuova :)
    un abbraccio forte forte forte!

  3. Sorvolo sull’incidente bis…e sottoscrivo la fatica bestia di tornare a correre dopo lo stop. La testa ti dice che devi andare a un certo ritmo ma gambe e polmoni non ci stanno dietro. Le prime uscite sono traumatiche ma poi come per magia tutti i tasselli tornano al loro posto, e anzi…fra 6 mesi andrai ancora più forte di come ti ricordavi. Promesso.

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