La forma del dolore

pain

Un mio carissimo amico nel momento più drammatico della mia vita, mi disse che il Signore non ci da mai pesi più gravi di quanto siamo in grado di sostenere.

Oggi ripenso a quel momento, a come stavo a quel tempo e penso a come sto ora.

La natura del dolore è molto diversa: allora ero impotente, era qualcosa che non dipendeva solo da me, ma anche dal corso della vita che mi aveva portato davanti a strane e drammatiche situazioni. Oggi invece, stesa di nuovo qui nel letto, con la gamba alzata, capisco che il modo in cui affronterò quest’ennesimo infortunio dipende solo da me. Forse è l’unico modo di pensare che è vero, che anche questo che sto vivendo ora è solo un periodo di transizione, che passerà e che devo trovare solo il modo di passarci attraverso, come quando si attraversano quei ponti tibetani sospesi in alto, precari, ma che alla fine ci portano dall’altra parte, verso dove siamo diretti.

Ho in testa un po’ di immagini, di questa settimana, in cui finalmente ero tornata a correre, che mi fanno dare dei confini precisi al mio dolore, per contrapposizione e per quello che provo anche solo a scriverle. Sono dei flash che da ieri mattina mi accompagnano….

Di domenica, quando tornata da Bruxelles ero andata a correre sotto la pioggia ai Giardini Margherita e l’unico pensiero era: “Oddio quanto mi era mancata questa condizione, adoro correre sotto la pioggia, sto bene, sto bene, sto bene…” Tanto che un amico il giorno dopo mi scrisse che mi aveva visto, aveva provato a salutarmi ma io ero l’immagine trasfigurata della felicità di corsa e non lo avevo sentito…

Di una mia collega che da poco aveva iniziato a correre mezze maratone e che purtroppo era stata fermata la settimana scorsa dal medico, che avvicinandosi alla mia scrivania mi aveva detto tutta mogia: “Anne, lo sai che adesso capisco cosa provavi tu, perché avevi quella faccia i mesi scorsi … io sto così male ora che non posso correre…” e io che avevo sorriso, e le avevo detto che come vedeva, io ero l’esempio che poi passa…

Di ieri mattina presto, mentre ero su dopo San Luca e pensavo a quanto mi era mancata, quando come in un rallenty ho sentito il piede sinistro che andava giù, cedeva mentre la caviglia si piegava verso l’esterno … e la mia testa richiamata subito  verso l’asfalto, non ha fatto in tempo a dire nemmeno: “no, non così!”. Il dolore che ti toglie il fiato, la sensazione di “esplosione” c di quel punto preciso che si irradia, il ricordo che si sovrappone subito a quello dell’altra distorsione…

Di quando questa settimana mi era arrivata la nuova tabella per riniziare ad allenarmi seriamente, e  della mia gioia di leggere quei numeri (gli unici numeri che davvero mi piace leggere) e di poterne parlare con il coach.

Di riniziare a guardare l’abbigliamento da running, sapendo di poterlo comprare e usare, di quando ieri sera ho ripiegato per riporla l’ultima lavatrice di cose con cui avevo corso, e ho pensato che di nuovo, non so quando la potrò reindossare.

Di mio babbo che mi ha portato le stampelle e un tutore da donna bionica per non appoggiare la caviglia. Del dottore che mi dice di aspettare a fare l’ecografia, perché di nuovo c’è troppo versamento e non si vedrebbe nulla.

Di io che , mentre piango, guardo con occhio di biasimo il fisioterapista che mi dice che magari non è poi così grave e recupero in fretta….

E di questa caviglia che ho sbendato stamattina e di nuovo è di colore blu e fa un male cane.

Di me stesa qui sul letto che scrivo e non so più cosa pensare.

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9 thoughts on “La forma del dolore

  1. Non mollare mai!!!!!!!!!!!!!io con pubalgia ho finito la maratona di praga, ti assicuro e’ stata durissima ma nn mollare mai!

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