E assaggiamola questa libertà

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Vista dal Rifugio Pralongià – Sullo sfondo il gruppo del Fanes

E’ arrivato il momento di uscire all’aperto. Intendo di riprovare a correre all’esterno dopo 2 settimane di tapis roulant (e sì, 3 distorsioni)

Onestamente, io un altro cicinino avrei aspettato. Voglio dire,  quando inizi a sapere di avere delle caviglie di pasta frolla comprese di legamenti rotti, non è che ti senti così spavalda a uscire sull’asfalto. Probabilmente il mio laconico: “NO, NON SONO PRONTA” con braccia che facevano il gesto della Maionchi alla X factor, deve aver fatto capire al fisioterapista il mio leggerissimo disagio, anche detto “mi cago addosso”.

Forse avevo bisogno di un incentivo, di andare in un posto non contaminato da infortuni (quindi nè a casa, nè a Bologna) per prendere coraggio e andare.

Ho approfittato di questo week end in toccata e fuga sulle Dolomiti. Le condizioni ideali c’erano: bel tempo, ottima compagnia e i posti del cuore, di quelli che mi porto dentro

dall’infanzia e che appena li vedo, mi rasserenano.

Sabato sotto il sole delle 15.30, mi sono messa in tenuta seria (no, perchè un minimo di tono ho bisogno di darmelo, sennò davvero non ci credo più per niente di essere una runner) e mi sono avviata giù per questa discesa a La Val, in Val Badia. Non sono mai stata concentrata così tanto in discesa nemmeno le prime volte in cui ho sciato (dove comunque sono riuscita a spiantare un palo con la testa, tanto per dire il mio livello di concentrazione Simpsoniano).

Arrivata ai piedi della discesa, mi sono voltata, ho fatto un bel respirone e sono partita. Ho fatto 2 km, cifra non considerabile nemmeno ai fini del dire: “ho corso un po’”, ma onestamente chissenefrega. Durante la salita ero talmente fissa sull’asfalto che se fosse passato Clive Owen probabilmente l’avrei preso per un sudtirolese autoctono.

Non riesco nemmeno a pensare di avere provato qualcosa in quei 10′. E’ come aver fatto sostenuto un’interrogazione, niente di memorabile. Inevitabilmente ho ripensato a esattamente

un anno fa, quando ero andata a correre sotto la pioggia. Beh, praticamente quella che aveva corso sotto la pioggia un anno fa, voglio pensare sia solo una mia lontanissima parente, di cui le origini si perdono nei tempi antichi.

Momento tamarro moderato, a finestrino calato e 5 Torri all'orizzonte.

Momento tamarro moderato, a finestrino calato e 5 Torri all’orizzonte.

Di questo week end, preferisco portarmi a casa la mini escursione di oggi, quelle che io reputo da anzianotti. Il poter pensare di farla sulle mie gambe, quando 1 mese fa pensavo fosse impossbile. Ma soprattutto, voglio ricordarmi il rientro in macchina. Da sola, finestrino tirato giù, musica a palla (non tamarra, per una volta) e dopo il passo Valparola, le Cinque Torri che si materializzano all’orizzonte (insieme a una serie di automobilisti impediti forte, ma vabbè, rimuoviamoli che mi deturpano il ricordo).

Buttare fuori una mano, aprirla, far passare il vento tra le dita e sentire che la libertà oggi sapeva di montagna. Di Dolomiti.

Da domani si ricominciano a conquistare le cime più basse.

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