Lo spirito è pronto, ma la carne è debole

Il genio del male, colpisce ancora. Il 17/11 sarebbe il giorno della maratona.

Il genio del male, colpisce ancora. Il 17/11 sarebbe il giorno della maratona.

Forse ci sono quasi. Ho superato le 3 settimane “correndo” (parole grosse, viste le andature e i chiolmetraggi) senza SHHHHHHHHHH.

Non voglio nemmeno scriverle quelle parole che connotano uno stato di salute non ottimale.

Bene, presa dall’euforia ho deciso anche di prenotare il volo doppia andata per Valencia. Insomma, volevo un segno forte, tangibile che sarei andata. Ecco, una bella cazzata, tipo questa di prendere Bologna – Valencia sia per il 13 che per il 17 Novembre, domani altre 100€ per cambiare il volo, e passa la paura. A Valencia ci andrò (e possibilmente tornerò anche indietro non di corsa).

Intanto ho ripreso. Nel fine settimana ho provato a vedere se c’era ancora qualcosina in queste gambe … intendo qualcosina di quel “gas” che mi faceva correre tanti km senza sentirli.

Il venerdì è stato davvero di soddisfazione, ho fatto 1h di variazioni riuscendo a stare con una media di circa 4’50”/km correndo per le strade della mia città. La cosa in realtà davvero più divertente è stato incrociare Gigi, il mio coach, in bicicletta. Credo che ormai io e lui ci riconosciamo anche da parecchie centinaia di metri di distanza, io per la sua postura in bici, lui per la mia andatura.  E la frase che ha esclamato: “Ma cos’è questa, l’apparizione della madonna che corre?!” credo che me la porterò nel cuore per un beeeel po’. Non perchè io sia la madonna, ma perchè i miracoli alla fine sono quelli che fanno tornare le cose al loro posto, quando ormai non ci speravamo più. Vedi ad esempio, correre prima della fine di luglio.

Insomma, a parte il venerdì stepitoso e un sabato di riposo (anche se in realtà l’aver passato 3 ore a pogare con i sandali raso terra al matrimonio della mia migliore amica, non credo che abbia aiutato il recupero muscolare), ieri il mio fisico ha proprio detto: “mi hai rotto decisamente le palle”.

Io penso lo abbiano detto le gambe per prime, perchè dopo soli 20′ che ero uscita, con 30° e oltre in mezzo alla campagna, loro già arrancavano. Non sapevo a quanto stavo andando, ma avevo solo una sete che mi bruciava. Tipo come mettersi un kg di sale in bocca e correre.

Zuccona, sono andata avanti e poi ancora, fino ad arrivare a un primo stop “abbeveratoio”. Ho continuato, ma ad un certo punto (sempre sia lodato, che ogni tanto il senno si re-impossessa di me), ho pensato: “Ma sono o non sono cretina?! Se non ne ho, NON NE HO. E adesso piantala di abusare di ciò che ti serve ancora”.

Ho deciso che non dovevo più arrivare fino a casa correndo, come ho sempre fatto. Che potevo anche camminare, oltre che correre. Che andava benissimo così, la fontana del parco comunale era perfetta come obiettivo di questi 14 km.

Per una volta, in vita mia, sono stata davvero contenta di fermarmi. Perchè la strada per Valencia è ancora molto lunga, e ogni passo va ben calibrato.

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