Come sopravvivere a una grande figura di merda [training pisicologico]

Anche quest’anno ci siamo. O meglio l’ho rifatto.

Vittima di un’esaltazione mistica ed euforica dovuta al ritorno agli allenamenti regolari (alleluja), le mie dita, come quelle di un robot hanno chiesto via Skype a mia sorella di iscrivermi al Triathlon di Faenza. Come dicevo, non sono novella all’esperienza, perchè l’anno scorso, stavolta in un delirio di onnipotenza, mi ero detta “Proviamo”. Quindi nel 2012 durante le 2 settimane di ferie a mia disposizione, con qualche dritta del super coach e triatleta IronFrankie mi ero “più o meno” preparata.

Quest’anno nein. Quest’anno vengo da 5 mesi di inattività (se non qualche pedalata sui colli romagnoli, molta pallosissima palestra e 1 mesetto e mezzo di corsa regolare) causa appunto le infingarde caviglie rottesi 3 volte. La mia unica settimana di ferie, giuro, ci ho provato a fare qualche doppio: lunedì , martedì, … poi mercoledì mi sono detta che anche il Signore si era sicuramente fatto un break, una pausa caffè a metà mattina e che poi alla fine mica era un lavoro. Così, inaspettatamente “ci ho dato su”. Ho corso anche il giovedì e poi venerdì/sabato e domenica mi sono concessa del sano riposo con un bel trekking dolomitico.

Nel frattempo mi dicevo che tanto, al traguardo, ci sarei comunque arrivata.

Ma poi, all’improvviso.

Una notizia. Un fulmine, anzi una porta che mi centra di spigolo dritta in fronte, SBAM! Il mio amico Marcone, triatleta (sfortunello, rottosi pochi mesi fa come me, più di me) e tra gli organizzatori, mi passa la lieta novella. Il triathlon è omologato dalla federazione. E quindi? I cazzo di METRI a NUOTO sono 750. Quindi addio, vi ho voluto bene, Se penso alla fatica della prova di farne 500 in sciallo 2 settimane fa, praticamente rischio di affogare fuori dall’acqua. Figuriamoci 750. Chiedo gentilmente, se mi trovano galleggiare in mezzo a qualche vasca tipo mollusco privo di vita, di non finirmi come Laura Palmer a bordo piscina, ma di pescarmi e darmi una birretta, nel caso (lo scorso anno ricordo che avevo abusato di Red Bull per ammazzare l’attesa …. vabbè, penso che dopo sarei  potuta stare sveglia 120 ore. Quest’anno eviterò, grazie.)

Quindi ripercorrendo questa mia ipotetica gara:

1. mi vedo uscire (forse) dalla vasca, dove mi darò un contegno visto che è il momento più figo e stiloso del triathlon (quel toglierti la cuffia e lasciare tutte le goccioline dietro di te, stile Pamelona Anderson, anche se lei non aveva la cuffia, portava una quinta e trasudava olio abbronzante anche quando usciva dall’acqua).

2. inforcherò la mia Carolina che fedelmente mi attenderà in zona cambi. Scassata come sempre, con i cambi non registrati, perchè tanto spenderei più a farli mettere a posto che a comprare una Carolina/bis. Il percorso (doppio anello tot di 22km – credo – sui colli) lo conosco; è un falsopiano ma di quelli dove prendi un po’ di velocità e io dall’esterno mi vedo sempre un po’ così, stile Wacky Race con il caschetto in picchiata a manetta ad inseguire altri caschetti. Naturalmente intanto che picchio in volata, pregherò fortissimo per non spignarmi in una qualche curva o tatuarmi in un guard rail.

3. arriverò in zona cambi, che a me fa sempre pensare a uno di quei posti un po’ religiosi, con tutte le bici che vengono rimesse nei ranghi e con un sacco di regole di robe che puoi/non puoi fare (tipo superare la riga in sella alla bici), che io ho talmente paura di sbagliare qualcosa, che mi aspetto sempre grandi allarmi rossi emergere dall’asfalto con un giudice che mi indica (sono traumi adolescenziali da pallavolo, credo). E lì, mollerò Carolina e con un gran sorriso, farò l’unica cosa che davvero mi diverte del triathlon, cioè correre. Saranno come sempre i 5km dove io mi chiederò a mo’ di disco fisso: “ma perchè poi l’ho fatto?” ma sono talmente pochi che finiranno in un baleno. Cioè quest’anno in realtà starò più attenta a non prendere curve come se fossi su un Monster, visto che le caviglie non so ancora come reagiranno a certe velocità; credo che ancora non gradiscano, ma i rischi sono limitati visto che il cuore mi sfanculerà abbastanza agilmente, non essendo molto allenato.

Ecco tutto questo per dire che psicologicamente sono pronta alla grande a salutare il mio dignitoso settimo posto del 2012 con un “arriviamo in fondo stavolta e baciamoci le mani”. Forse tutti questi infortuni mi sono serviti un pochino per prendere le cose un po’ più alla leggera. Almeno fino ad ora. :)

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