E nella città eterna, Maratona fu.

Ho iniziato a correre ad un livello più impegnativo da relativamente poco, giugno 2011.

Non avrei mai pensato in neanche un anno di azzardarmi a correre una maratona (e mi fa un po’ effetto anche solo scriverlo!). Invece alla fine, è stato un qualcosa di naturale, come sempre mi è accaduto quando ho preso decisioni “drastiche” nella mia vita.

Un amico londinese, conosciuto in Australia mi ha buttato lì l’invito a fine Dicembre 2011: “Anna, why don’t you run the Rome Marathon? I’ll!”

Le mie Mizuno Wave Fortis usate per la Maratona

Gennaio 2012: un po’ di riflessioni, uno sguardo al sito. Un altro sguardo ancora al sito. Uno scambio di mail con il mio coach “a distanza”, Gigi:

“Ma te sei matta, a volerla preparare in così poco! La vuoi fare come una passeggiata, vero? Mica per il risultato?!”

(eh, sì certo … se mi conoscesse un po’ meglio, si sarebbe risparmiato il commento).

Conclusione: mi iscrivo, ovvio :)

Faccio una 5km, a Crevalcore; inizio ad allenarmi: 4 volte a settimane, di più non riesco.

Febbraio 2012: l’allenamento si alza di livello e taaac! Lo stop di 2 settimane causa neve. Troppo pericoloso correre, non mi va rischiare di rompermi qualcosa e non fare la maratona.

Corro una mezza maratona a Ravenna, la Valli & Pinete: va di mierda. Uno dei miei peggiori risultati, il problema è che non ho le gambe, cosa che non mi era mai successa prima. Mi incupisco. Gigi continua a scrivermi che va bene, che le maratone si preparano in 5-6 mesi.

Evabbè, la farò per me, per fare una prova, per sentire l’ebrezza, per sfidarmi.

Marzo 2012. 18 marzo 2012. Finalmente il grande giorno. Sola soletta, mi avvio alle “gabbie”. Sono agli esordi, quindi un numero di pettorale così alto, che non riesco nemmeno a scriverlo: F3140. Socializzo con un anzianotto di Como e un suo compare (ma percepisco dal polpaccio tornito che la sanno lunga, in fatto di corsa).

Mi commuovo sotto al Colosseo, proprio prima della partenza. Poi inizio, e non so più cosa c’è. I 2 compagni mi danno il ritmo fino al 18km, forse i più duri. Mi accudiscono come una figlia, mi incitano, che teneri. Gli dico di andare, che sarei stata dietro. E poi la cavalcata in compagnia dei miei pensieri. Degli amici che mi avevano fatto gli auguri prima della partenza, delle canzoni che mi ronzavano in testa (una su tutta, chissà perchè, Turning Tables di Adele, boh!). La solitudine tra il 23km e il 28km, solitudine anche come assenza dei romani, che sembrano scomparsi.

E poi l’ingresso nuovamente in città, nel centro. E lì, mi è partita la bolla di adrenalina. Ho iniziato ad andare a scheggia, sono caduta, mi sono sfasciata e me ne sono fregata. Ho visto i miei migliori amici aspettarmi a Fontana di Trevi, e sono scoppiata in una risata matta (mi sono ricommossa, ovviamente), e ho accelerato.

Al 40km in mezzo al vento di polvere del Circo Massimo, e la lieve pendenza dei Fori, ho realizzato che forse ero un po’ stanca…ma in fondo stavo per arrivare, e come dico io “eccheccazz, arrivo fino in fondo. E a testa alta”.

E così ho fatto. Le braccia sollevate con il pugno chiuso, il sorriso e poi giù lacrimoni. E su il cuore.

3h 35′ 47”. Per una matta sono più che dignitose. :)

Traguardo al Colosseo.

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