Un tranquillo week end di paura

Dunque. Da dove comincio?

Dalle gare o da tutto il resto? Vorrei iniziare dalle gare, ma necessariamente “tutto il resto” mi impone di scrivere prima di tutti i pensieri che mi ronzano nella testa, e che di fatto hanno accompagnato questo week end.

La bomba di Brindisi. Il terremoto in Emilia. La pioggia battente di oggi.

Sabato la mia giornata era stata così piacevole, fino alle 15 … Mi ero portata in giro i miei genitori per Bologna, come non facevo da un sacco di tempo. Avevo riscoperto il piacere del mercato nei vicoli del centro storico, la bellezza di Santo Stefano (lo stupore di un’architettura così spoglia e semplice, che ti dà un senso di ricchezza incredibile), il piacere di comprare e condividere con loro il pane fresco venduto per la strada …

Giuro, prima di mettermi davanti al pc e leggere quello che era successo a Brindisi, mi sentivo una bambina.

Poi l’impatto con la realtà, i pensieri di “chi” poteva essere stato a fare un gesto del genere  che mi turbinavano in testa.

La corsa per prendere l’autobus, rischiando di essere investita (ovviamente) da una delle auto d’epoca della Mille Miglia cihe passava per le vie di Bologna.

Finalmente l’arrivo al Parco dei Cedri, per la Corsa in Rosa (dopo aver sbagliato strada scesa dall’autobus – ovviamente/BIS.). No, non ero serena. Non so perchè, ma l’aver dedicato la corsa alle ragazze vittime e ferite nell’attentato, a Rossella Urru, mi ha fatto scattare il classico “cuore gonfio”, come lo chiamo io. A me “prende così”, mi sembra che il cuore mi pompi forte, così forte che mi batte in gola, e poi in testa fino a che non cerca di fuoriuscire da qualche parte, di solito dagli occhi. E’ strano, a volte riesco a controllarlo, a volte no, e mi sembra sempre di portarmi un gavettone dentro. Nessuno, nemmeno io, sa quando esploderà.

Ho corso così, facendo sobbalzare pericolosamente il gavettone, stando attenta che non scoppiasse. Non l’ha fatto, e la soddisfazione di arrivare 5°, (con un bel po’ di distacco dalla 1°, Laura Ricci, che ammiro e stimo da quando l’ho vista correre la prima volta) in realtà è stata molto più grande di altre gare dove ho avuto piazzamenti migliori. Perchè mentalmente l’ho dedicata a tutte quelle donne che abbiamo ricordato prima di partire. Perchè la sensazione di correre e potere avere il comando su quello che c’è intorno a me, per un attimo cancella quelle brutture irrazionali del mondo  che mi sfuggono, vedi Brindisi e tutto il resto. Parzialmente, aiutano il mio gavettone a svuotarsi razionalmente di un po’ d’acqua.

Rientrata poi a casa … il resto è storia che conosciamo più o meno tutti, qualcuno per vissuto personale, qualcun altro per sentito e visto dai nostri invadenti, omniscenti e partecipativi mezzi di comunicazione, televisione, social network, …

Terremoto delle 4.04, il letto che dondola forte, la zuccata contro la testata nel letto, il mio classico attacco di panico versus terremoti: davvero l’unica cosa che mi spaventi al mondo, insieme agli spazi chiusi e angusti. Rimango lì, con la tachicardia e basita.(ok, confermato: il mio istinto di sopravvivenza misurato è pari a 0,0)

L’insonnia, la “finta” sveglia delle 5.30 per andare a fare la StraRimini (a cui tanto tenevo!). Il ritardo del treno, il viaggio passato a guardare le prime notizie dal telefono, le foto di Finale Emilia, Sant’Agostino e Bondeno, posti a cui abito vicino pochi chilometri e di cui ho sempre ignorato l’esistenza.  Il mio sclero con il capotreno, con cambio di tenuta da gara al cesso e volata in Piazza Cavour per il ritiro del pettorale 10′ prima della partenza (credo minimo storico per un accesso ad una gara).

[A proposito, chiedo ufficialmente scusa a quei poveretti che si sono ritrovati travolti da una spilungona con una tuta rosa fluo che urlava: “scusate, scusate!” al vento. Non era una dipendente Anas in tenuta sbagliata, ero io]

Il mio GRAZIE più grande, più “caps lock” che c’è, per @runrobirun, runner e twittatore che, pur conoscendomi solo via web (fino a ieri!), ha chiesto all’organizzazione per il ritiro dei pettorali di aspettare una povera disperata in ritardo con il treno :)

Poi l’incontro con il “pettorale 93”, Roberto, appunto, le chiacchiere pre gara e lo sparo del via.
Non è andata come volevo, non ho fatto il mio PB, anzi, ho impiegato un minuto in più. Ma non mi interessa …

Il lungo rientro (i treni sempre nel delirio più totale) mi ha dato il tempo di pensare, alla foga con la quale avevo preso di petto le ultime 24 ore. Di ciò che comunque avevo fatto, dell’aver potuto constatare il piacere di condividere una passione on line concretizzarsi off line, di ciò che ho nel presente intorno a me, hic et nunc.

Che in questo tranquillo week end di paura io, in fondo, ero tra quelle che se la passava meglio. E non vale proprio la pena lamentarsi di certe cose.

Annunci

2 thoughts on “Un tranquillo week end di paura

  1. Già già. Peccato che nella foga in cui ci buttiamo a volte noi runner (tra gare, allenamenti, ecc) a volte la passione ci annebbia il pensiero (almeno, a me di sicuro). Sono riuscita a realizzare questi pensieri solo ad adrenalina scesa, e aggiungo: “meno male”.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...