Anche io mi rompo.

Scrivere che non potevo aspettarmelo, fa ridere. Come fa ridere scrivere che non lo sapevo.

E pensare che ne ho letta di mitologia greca, quando adolescente ero invasata di Pollon & affini. Il mito di Icaro, di quello che “ce sta’ sempre a prova’ “, che se sta volando alto prova a volare ancora più su, finchè le sue belle ali fatte con la cera, non si sciolgono perchè si avvicina troppo al sole.

Beh, nonostante lo sapessi, ho fatto qualcosa di molto simile, e sì, mi sono rotta. Presa dalla bella stagione, dall’esserci arrivata “a bomba” e in forma, forse ho esagerato e ho spinto un po’ troppo. Quel troppo che domenica scorsa, alla Mezza di Parma, mi ha fatto fare il mio PB sulla mezza (1h 32’27”), ma mi ha lasciato un muscolo inguinale bello pestato, anzi bello teso.

Tempo del mio cronometrino!

Così teso che, nonostante un po’ di riposo (ci ho provato a stare calmina, almeno fino a ieri sera), e una nuotata mercoledì mattina in piscina, tuttora mi lascia la piacevolissiam sensazione di avere un elastico tirato al massimo, al posto di un muscolo.

Ben mi sta, se si vuole veramente andare oltre i propri limiti, bisogna prima capire quali sono i propri limiti, partendo dalle basi: gli allenamenti, lo srtetching, la propria fisiologia.

La doppia sofferenza di domenica, il muscolo e il caldo che mi ha veramente DEVASTATO, uniti alla mia poca carica psicologica, non mi hanno fatto finire la gara come avrei voluto. Ho visto la mia foto dell’arrivo, e devo dire che raramente, anzi mai mi sono vista così sofferente. Riflettevo sulla foto e pensavo che finire le gare così, non ha senso: si rinnova in me quel credo che: “le gare le voglio fare, ma devono essere anche un piacere oltre che uno sforzo”. Niente sorriso alla fine, niente piacere, nonostante un PB.

Ieri mentre riprovavo a correre, la prima volta dopo domenica, pensavo a quanto amo alla follia le mie gambe, che mi permettono di correre. Assaporavo la fame di chilometri. Mi ritrovo a fare la Run Tune Up di domenica titubante e poco sicura dei miei arti, titubanza che almeno viene polverizzata grazie a un solo pensiero: corro in casa e ci saranno le miei migliori amiche a sostenermi all’arrivo. Questa è la storia di Icaro, che riesce a volare per merito di qualcuno che gli grida dal basso che ce la fa a volare più in alto, non necessariamente a uno sputo dal sole :)

Questa volta il sorriso all’arrivo è obbligatorio.

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4 thoughts on “Anche io mi rompo.

  1. 1h 32’27” wow… :) hai veramente un piglio energico notevole! Io me ne starei accucciato per un po’. Però si capisce che correndo in casa… non puoi certo mancare.

    Il limite l’hai spostato ben avanti e vedrai che ci ritornerai, con stretching e allenamento adeguato. Veramente un tempo notevole (4’23”/km… gosh!)

    Franz

  2. eh sì sì .. .ma sai … la natura umana, come Icaro insegna, vuole sempre andare più su.
    Domenica più che perchè corro in casa, è proprio perchè vengono amiche da lontano a vedermi, e te ne accorgerai anche tu, il supporto di sapere che c’è qualcuno che ti aspetta al traguardo, ti fa correre in tutt’altro modo! Non vedo l’ora di sapere come andrai, io tifo per te, of course!

  3. uhi Anna ! attenzione, che la stagione é lunga! ascolta le tue gambe (facile a dirsi, difficile a farsi, io domani competiró per la prima volta dopo le vacanze, decisamente toccata da una fascite trascurata che si é ampliata a borsite. Pochi allenamenti nelle gambe, niente qualitá, e firmo già adesso per finire sotto i 47′ in una corsa che ha un profilo per fare PB alla grande) e cerca di finire con un sorriso per le tue amiche , che non sia un obbligo ma qualcosa che ti nasce spontaneo perché non ti fa male niente.
    Forza e coraggio, che ogni male é di passaggio (diceva mio papi)

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